
L’articolo del mese: Cyclocybe cylindracea
Cyclocybe cylindracea (DC.) Vizzini & Angelini
Divisione Basidiomycota
Classe Agaricomycete
Ordine Agaricales
Famiglia Tubariaceae
Cyclocybe cylindracea è un bellissimo fungo che nell’immaginario collettivo può rappresentare una classica famigliola. Non deve essere però confusa con l’altra famigliola, ovvero i chiodini (Armillaria mellea) i quali, diversamente da C. cylindracea, prima del consumo necessitano di un opportuno trattamento in grado di neutralizzare le tossine termolabili (sgambatura, pre-bollitura di almeno 15-20 minuti, asciugatura e prolungata cottura finale!). È un fungo lignicolo che cresce cespitoso su tronchi e ceppaie.

Appartenente alla famiglia delle Tubariaceae, è specie saprofita/parassita del legno di alcune specie arboree quali il pioppo, da cui prende il nome comune di pioppino, piopparello, ma possiamo anche trovarlo su altre latifoglie quali querce, sambuco, olmo oppure fico e salice.
È un fungo “4 stagioni” poiché cresce dall’inizio della primavera fino alla fine dell’autunno, soprattutto in presenza di tempo umido, solitamente qualche giorno dopo la pioggia. Si può tranquillamente affermare che purché non ci siano situazioni metereologiche estreme (gelate o siccità), il pioppino avrà modo di fruttificare in qualsiasi mese dell’anno.
Cresce sia su legno di piante ancora vive che a terra in presenza di ceppaie e tronchi in decomposizione.
Nella fattispecie, il micelio del pioppino, si sviluppa e preleva i nutrienti necessari nella parte “morta” della pianta, il durame.

Questo comportamento fa sì che il fungo non entri in competizione con la pianta, sottraendone la linfa, ma si vada ad interessare solamente alla zona del tronco di maggiore spessore che svolge funzione di sostegno e consente all’albero una posizione eretta (come lo scheletro per il corpo umano). Questa parte del tronco è costituita, infatti, da cellule dure e compatte, l’alburno invecchiato nel quale non scorre più la linfa. Il continuo approvvigionamento da parte del micelio di questo tessuto porterà con il tempo al crollo della pianta, seppur ancora sana nelle sue parti vitali, ma indebolita in quanto privata del sostegno meccanico.

Il cappello, inizialmente bruno scuro e convesso, via via tende a distendersi e il colore diventa più chiaro mantenendo quasi sempre tonalità appena più scure verso il centro fino poi a divenire color caffelatte, impallidente con la maturazione specialmente verso il margine. Può arrivare fino a 15 cm di diametro. Presenta una cuticola lievemente corrugata e spesso fessurata a tempo secco mentre in condizioni di umidità risulta un po’ untuoso.

Le lamelle sono fitte e sottili, annesse al gambo tramite un dentino, di colore bianco-beige, poi grigio-brunastro e infine color tabacco per la colorazione data dalle spore mature.

Il gambo è variabile per diametro e altezza, generalmente slanciato soprattutto negli esemplari giovani, flessuoso, fibroso e compatto.
L’anello è persistente, attaccato in alto a formare un colletto membranoso che si colora di bruno tabacco per via del deposito sporale.

L’odore di C. cylindracea è caratteristico, alcuni autori lo definiscono come simile al lievito, al mosto o alla vinaccia, al “profumo di botti da vino”, altri ancora lo riferiscono come di formaggio stagionato oppure di “farina rancida”. Il sapore è mite e molto aromatico.
In microscopia presenta spore brune-rugginose in massa, ovali/ellittiche.
È un ottimo fungo commestibile, sicuramente uno dei più apprezzati e ricercati per la sua squisitezza una volta cucinato. Si consiglia di scartare il gambo negli esemplari più vecchi poiché risulta coriaceo.

Gabriele Bortolami